Prossimo Numero

Il prossimo numero di Nuova Meta sta prendendo forma. I collaboratori mandano i loro articoli e qui possiamo prenderne visione insieme.

Elogio della bellezza
L’interpretazione di un artista visivo contemporaneo

di Maurizio Osti Nuova Meta - Numero 40

Elogio della bellezza || L’interpretazione di un artista visivo contemporaneo

Poiché la mia specificità è quella di un artista visivo, vorrei fare alcune riflessioni credo utili per contestualizzare la stesura del testo appena letto.

Ricordo a questo proposito una citazione di Monsignor Gianfranco Ravasi di Virginia Woolf. “La bellezza ha due tagli, uno di gioia, l’altro di angoscia e taglia in due il cuore”

Vorrei dire innanzitutto che la bellezza di cui io parlo non è la bellezza biologica o naturalistica. Un bel viso e un bel paesaggio sono oggettivamente belli, sono facili da riconoscere, sono inscritti ormai nel nostro dna, come la bellezza già storicizzata dalla Storia dell’Arte. Io parlo della bellezza degli artefatti prodotti dall’uomo. Della Bellezza come prodotto culturale che deve fare i conti con lo sviluppo incessante della storia e della contemporaneità, l’Arte, la Musica l’Architettura il Design, il Prodotto Tecnologico, la Ricerca Scientifica solo per citarne alcuni. Faccio un esempio, non è possibile capire la bellezza dell’architettura moderna se non si conosce l’arte del secolo che ci ha preceduto. Anche il concetto di natura è un prodotto culturale. La percezione della natura nel secolo XIX° è diverso da quello del nuovo millennio appena iniziato. La bellezza di cui io parlo è inscritta nella…

Visioni in assetto variabile
Intorno alla pittura di Marco Grimaldi

di Claudio Cerritelli Nuova Meta - Numero 40

Visioni in assetto variabile || Intorno alla pittura di Marco Grimaldi

Le opere scelte da Marco Grimaldi per questa esposizione rispondono a due differenti movimenti dello sguardo, l’uno disseminato in molteplici punti focali, l’altro inquadrato in una griglia rigorosa e affermativa. Entrambi possono essere considerati modi contrapposti di far affiorare il volto fantasmatico della pittura, ambivalenze della medesima inquietudine spaziale che evoca lo stato di perdita dei sensi e la loro ricomposizione in uno schermo che determina l’atto stesso del guardare.

Dalla vaporizzazione atmosferica delle forme si passa alla loro massima concentrazione, questione dominante nell’attuale orientamento che Grimaldi segue approfondendo il rapporto tra ciò che si vede e ciò che si immagina di vedere, tra la tangibilità dei nuclei figurali e il loro possibile sconfinamento spaziale. All’interno di questa oscillazione, l’instabilità armonica delle molteplici unità pittoriche disorienta lo sguardo, mentre –all’opposto- prevale lo spostamento delle forme dal centro ai bordi delle singole tele, talvolta vuote e silenti come pause necessarie alla percezione equilibrata dell’insieme. Da questa duplice ottica espositiva, emerge un senso di…

Pontus Hultén: l’impenitente
Curatore e collezionista di arte contemporanea

di Rosanna Ruscio Nuova Meta - Numero 40

Pontus Hultén: l’impenitente

Tra i direttori di museo più influenti del secondo dopoguerra c’è stato lo svedese Pontus Hultén. Storico dell’arte e curatore di mostre che con il suo metodo di lavoro e la sua immaginazione, ha determinato un modello interpretativo e divulgativo dell’arte che lo hanno reso un riferimento importantissimo e, direi, ancora in parte insuperato dalle generazioni successiva di direttori e curatori. Negli anni della sua attività è stato talmente operoso che è difficile riassumere in poche righe le numerose iniziative da lui promosse nelle diverse istituzioni museali. Dagli esordi presso il Moderna Museet di Stoccolma (1958-1973) alla matura esperienza al Centre Georges Pompidou (Beaubourg) di Parigi di cui fu direttore fondatore (1973-1980), nelle sue scelte ha sempre dimostrato grande inventiva e capacità di mettere in relazione mondi apparentemente distanti: realtà geografiche, categorie di pensiero e linguaggi estetici. Restano memorabili le esposizioni organizzate al…

POESIEDITRANSITO
Dedalus di terza generazione

di Vincenzo Pezzella Nuova Meta - Numero 40

POESIEDITRANSITO

Sono Dedalus di terza generazione, seguo a J. Joyce e U. Eco. Questo secondo battesimo non l’ho cercato come non ho cercato il primo. Il viaggio di formazione si. Da questo ignoto sono posseduto come lo sono stati i miei due predecessori, salvando del mito la radice del cercatore che va verso la luce. Di questo recente passato ho riconosciuto a J. l’influenza che ha avuto su di me il suo giovane antieroe Stephan Dedalus nella condotta di un processo formativo attraverso l’opera del racconto della sua vita tra i gesuiti. L’archivio dei documentari di poesia e lo studioDedalus sono stati il mio omaggio allo scrittore irlandese. Ho ricavato da un autoritratto fotografico un disegno da ex libris divenuto logo dei miei libri d’artista e ora mia icona poetica e grafica. Le mie esperienze di documentarista hanno avuto tra i diversi padrini anche il dublinese in quanto pioniere del cinema nella sua città già dal novecento. Per U. Eco le ragioni sono più o meno quelle colte della sua biografia di studioso dei linguaggi e i loro incroci. E credo che l’intenzione di…

La materia e la forma dell’idea
Una mostra e un libro dedicato a Vincenzo di Giosaffatte

di Carlo Fabrizio Carli Nuova Meta - Numero 40

La materia e la forma dell’idea

Alberto Savinio insisteva sulla necessità della memoria; sul dovere di reagire all’impietosa erosione che, con silenziosa disaffezione, mira ad affievolire i ricordi, anche di vicende prossime alle nostre. Molti sono, in particolare, i torti e le smemoratezze, relativi al nostro pur cronologicamente vicino ‘900, che vanno risarciti. Questa mostra dedicata a Vincenzo Di Giosaffatte (1935-2006), e il catalogo che l’accompagna, appartengono al novero di tali doverosi tributi di riconoscenza.

Di Giosaffatte è stato, nel trentennio che intercorre dal 1975 agli albori del nuovo secolo, tanto sul piano propriamente creativo che su quello dell’influenza didattica, una presenza imprescindibile della ceramica italiana. Precisando subito: della scultura ceramica, perché la dignità del materiale e delle tecniche relative va, al suo riguardo, rivendicata con esplicitezza.

Talvolta la ceramica si fa ancora portatrice di un certo quale sospetto di ancillarità, quasi stentasse…

Incursioni nello spazio pubblico
I 40 anni del Gruppo 78 a Trieste

di Francesca Agostinelli Nuova Meta - Numero 40

Incursione nello spazio pubblico

Il Gruppo78 di Trieste dice nel nome un anniversario importante. E racconta i suoi 40 anni all’insegna dell’espressione contemporanea in un progetto piccolo nello spazio, largo nella veduta, deciso nell’affondo così da ricomporre esordi, vicende, progetti e polemiche. Materiale d’archivio sulle azioni e sulle installazioni prodotte, foto, video e progetti divisi in sezioni tematiche cronologiche ricordano, nei soli 40 metri quadri del triestino Spazio Double Room ,le memorabili performance di Hermann Nitsch al Teatro Romano di Trieste, di Otto Mühl all’Istituto d’Arte “Nordio” fino ad arrivare alle azioni più recenti, come la performance Dedicato a Maria di (elisa)Betta Porro realizzata nel 2013 in Messico o l’azione corale in Piazza della Repubblica (TS) Filo Rosso G78 del 2015 in occasione della rassegna ARTS Piazza dell’Arte Pubblica. Lo spazioDouble Roomaccoglie testimonianze, rilancia collaborazioni, progetti, idee persone. Fa il punto su una produzione culturale che…

Tra poesia e musica

di Fabio Strinati Nuova Meta - Numero 40

Tra poesia e musica

LIPOGRAMMI
LIRICHE COMPOSTE SENZA USARE MAI LA LETTERA R
A Romano Masoni

Sagome vengono incise ( s’assottigliano
in un istante quando l’alba sale
e più si gonfia di continuo, così visibile,
palpabile, e quell’enigma che nel clima
spesso t’assale foggiando tempi nel fondo
di quel nodale momento )
in un passaggio di alti ingegni
ché movimenti, assumono mutevoli stanze
e l’anima zeppa, intinta in un’estensione
sconfinata…

Perché si fanno le mostre?
A proposito di un libro di recente pubblicazione

di Bruno Bandini Nuova Meta - Numero 40

Perché si fanno le mostre?

Chissà se Peregrino Fernandez è mai esistito. Nel commovente racconto di Osvaldo Soriano sì, è vivo e presente: un allenatore diFutbol, che con alterne fortune (pochissime) ha svolto il suo duro lavoro in tutta l’Argentina, dai prati nobili dellaCapital Federal, ai campi in terra battuta della Patagonia (dove l’arbitro, a segnalare la propria autorità, ma anche la non improbabile necessità di difendere la propria persona, dirige le partite con il fischietto e con un revolver).

Vero o falso che sia, Fernandez rilascia al giornalista Soriano una lunga intervista che si conclude con un lungo aforisma: «Ci sono tre generi di calciatori. Quelli che vedono gli spazi liberi, gli stessi spazi che qualunque fesso può vedere dalla tribuna e li vedi e sei contento e ti senti soddisfatto quando la palla cade dove deve cadere.Poi ci sono quelli che all’improvviso ti fanno vedere uno spazio libero, uno spazio che tu stesso e forse gli altri avrebbero potuto vedere se avessero osservato attentamente. Quelli ti prendono di sorpresa. E poi ci sono quelli che creano un nuovo spazio dove non avrebbe dovuto esserci nessuno spazio. Questi sono i profeti. I poeti del gioco».

Una “massima” che vale per molte cose. Anche per le mostre d’arte.

Perché si fanno le mostre? Se non sono un mero esercizio di…