Prossimo Numero

Il prossimo numero di Nuova Meta sta prendendo forma. I collaboratori mandano i loro articoli e qui possiamo prenderne visione insieme.

POESIEDITRANSITO
Dedalus di terza generazione

di Vincenzo Pezzella Nuova Meta - Numero 40

POESIEDITRANSITO

Sono Dedalus di terza generazione, seguo a J. Joyce e U. Eco. Questo secondo battesimo non l’ho cercato come non ho cercato il primo. Il viaggio di formazione si. Da questo ignoto sono posseduto come lo sono stati i miei due predecessori, salvando del mito la radice del cercatore che va verso la luce. Di questo recente passato ho riconosciuto a J. l’influenza che ha avuto su di me il suo giovane antieroe Stephan Dedalus nella condotta di un processo formativo attraverso l’opera del racconto della sua vita tra i gesuiti. L’archivio dei documentari di poesia e lo studioDedalus sono stati il mio omaggio allo scrittore irlandese. Ho ricavato da un autoritratto fotografico un disegno da ex libris divenuto logo dei miei libri d’artista e ora mia icona poetica e grafica. Le mie esperienze di documentarista hanno avuto tra i diversi padrini anche il dublinese in quanto pioniere del cinema nella sua città già dal novecento. Per U. Eco le ragioni sono più o meno quelle colte della sua biografia di studioso dei linguaggi e i loro incroci. E credo che l’intenzione di…

La materia e la forma dell’idea
Una mostra e un libro dedicato a Vincenzo di Giosaffatte

di Carlo Fabrizio Carli Nuova Meta - Numero 40

La materia e la forma dell’idea

Alberto Savinio insisteva sulla necessità della memoria; sul dovere di reagire all’impietosa erosione che, con silenziosa disaffezione, mira ad affievolire i ricordi, anche di vicende prossime alle nostre. Molti sono, in particolare, i torti e le smemoratezze, relativi al nostro pur cronologicamente vicino ‘900, che vanno risarciti. Questa mostra dedicata a Vincenzo Di Giosaffatte (1935-2006), e il catalogo che l’accompagna, appartengono al novero di tali doverosi tributi di riconoscenza.

Di Giosaffatte è stato, nel trentennio che intercorre dal 1975 agli albori del nuovo secolo, tanto sul piano propriamente creativo che su quello dell’influenza didattica, una presenza imprescindibile della ceramica italiana. Precisando subito: della scultura ceramica, perché la dignità del materiale e delle tecniche relative va, al suo riguardo, rivendicata con esplicitezza.

Talvolta la ceramica si fa ancora portatrice di un certo quale sospetto di ancillarità, quasi stentasse…

Incursioni nello spazio pubblico
I 40 anni del Gruppo 78 a Trieste

di Francesca Agostinelli Nuova Meta - Numero 40

Incursione nello spazio pubblico

Il Gruppo78 di Trieste dice nel nome un anniversario importante. E racconta i suoi 40 anni all’insegna dell’espressione contemporanea in un progetto piccolo nello spazio, largo nella veduta, deciso nell’affondo così da ricomporre esordi, vicende, progetti e polemiche. Materiale d’archivio sulle azioni e sulle installazioni prodotte, foto, video e progetti divisi in sezioni tematiche cronologiche ricordano, nei soli 40 metri quadri del triestino Spazio Double Room ,le memorabili performance di Hermann Nitsch al Teatro Romano di Trieste, di Otto Mühl all’Istituto d’Arte “Nordio” fino ad arrivare alle azioni più recenti, come la performance Dedicato a Maria di (elisa)Betta Porro realizzata nel 2013 in Messico o l’azione corale in Piazza della Repubblica (TS) Filo Rosso G78 del 2015 in occasione della rassegna ARTS Piazza dell’Arte Pubblica. Lo spazioDouble Roomaccoglie testimonianze, rilancia collaborazioni, progetti, idee persone. Fa il punto su una produzione culturale che…

Tra poesia e musica

di Fabio Strinati Nuova Meta - Numero 40

Tra poesia e musica

LIPOGRAMMI
LIRICHE COMPOSTE SENZA USARE MAI LA LETTERA R
A Romano Masoni

Sagome vengono incise ( s’assottigliano
in un istante quando l’alba sale
e più si gonfia di continuo, così visibile,
palpabile, e quell’enigma che nel clima
spesso t’assale foggiando tempi nel fondo
di quel nodale momento )
in un passaggio di alti ingegni
ché movimenti, assumono mutevoli stanze
e l’anima zeppa, intinta in un’estensione
sconfinata…

Perché si fanno le mostre?
A proposito di un libro di recente pubblicazione

di Bruno Bandini Nuova Meta - Numero 40

Perché si fanno le mostre?

Chissà se Peregrino Fernandez è mai esistito. Nel commovente racconto di Osvaldo Soriano sì, è vivo e presente: un allenatore diFutbol, che con alterne fortune (pochissime) ha svolto il suo duro lavoro in tutta l’Argentina, dai prati nobili dellaCapital Federal, ai campi in terra battuta della Patagonia (dove l’arbitro, a segnalare la propria autorità, ma anche la non improbabile necessità di difendere la propria persona, dirige le partite con il fischietto e con un revolver).

Vero o falso che sia, Fernandez rilascia al giornalista Soriano una lunga intervista che si conclude con un lungo aforisma: «Ci sono tre generi di calciatori. Quelli che vedono gli spazi liberi, gli stessi spazi che qualunque fesso può vedere dalla tribuna e li vedi e sei contento e ti senti soddisfatto quando la palla cade dove deve cadere.Poi ci sono quelli che all’improvviso ti fanno vedere uno spazio libero, uno spazio che tu stesso e forse gli altri avrebbero potuto vedere se avessero osservato attentamente. Quelli ti prendono di sorpresa. E poi ci sono quelli che creano un nuovo spazio dove non avrebbe dovuto esserci nessuno spazio. Questi sono i profeti. I poeti del gioco».

Una “massima” che vale per molte cose. Anche per le mostre d’arte.

Perché si fanno le mostre? Se non sono un mero esercizio di…

Costruzione e partecipazione
Due focus sulla Biennale di Architettura 2018, Venezia

di Valeriana Berchicci Nuova Meta - Numero 40

Costruzione e partecipazione

Il 26 maggio si è aperta al pubblico la Mostra Internazionale di Architettura, che resterà visibile fino al 25 novembre 2018 ai Giardini, all’Arsenale e in altri spazi distribuiti all’interno del territorio veneziano. Il titolo della Mostra è Freespace, scelto dalle curatrici Yvonne Farrell e Shelley McNamara, rappresenta la generosità e il senso di umanità che l’architettura colloca al centro della propria agenda, concentrando l’attenzione sulla qualità stessa dello spazio.

 

Focus 1: un caso italiano all’estero

Nelle parole utilizzate nel testo di presentazione, le curatrici di questa Biennale di Architettura parlano di “generosità” e fanno riferimento a quegli elementi costruiti le cui potenzialità insite nell’architettura coinvolgono attivamente il pubblico. Tra questi il Padiglione dell'Argentina dal titolo Vértigo Horizontal sito negli spazi dell’Arsenale; nei Giardini, il Padiglione del Brasile dal titolo Muros de Ar / Walls of Air, il Padiglione della Germania Unbuildings Walls concepito come spazio di memoria, quello Svizzero 240: House Tour che riflette sull’identità degli spazi domestici in cui un modulo abitativo viene ripetuto più volte coinvolgendo lo spettatore in un percorso fuori scala; e lo spazio del Padiglione Olandese dal titolo Work, Body, Leisure. Quest’ultimo si presenta come…

Arte e verità
Intorno alla radice della loro discrepanza

di Domenico Andrea Virgallita Nuova Meta - Numero 40

Arte e verità

Il presente contributo si rivolge ad una particolare declinazione del rapporto tra arte e verità. Questo rapporto sarà osservato nel modo in cui esso giunge a costituirsi nel confronto tra due dei pensatori fondamentali del pensiero Occidentale – quelli che per Martin Heidegger e la sua ricostruzione della storia del pensiero filosofico determinarono l’inizio (meglio: il secondo inizio) e il compimento di questo medesimo pensiero. Mi riferisco a Platone e Nietzsche. Il testo di riferimento che farà da guida nel tentativo di rischiarare questa complessa questione sarà il “Nietzsche” del già citato Heidegger: un testo, questo, di capitale importanza nell’ambito dell’interpretazione del pensiero nietzscheano. La prima fortuna – specie in Italia – degli scritti del filosofo di Röcken fu dovuta (anche grazie a D’Annunzio) all’interpretazione della sua figura come quella di un poeta/profeta; e fu anche grazie a questo articolato testo di Heidegger – insieme, certo, ad altri contributi – se il pensiero di Nietzsche ha iniziato ad essere osservato nella sua immensa profondità teoretica. Si deve, ovvero, anche a questo testo il riconoscimento dell’essenziale posizione di Nietzsche all’interno della storia del pensiero filosofico Occidentale. Una posizione che turbò profondamente Heidegger nel momento in cui si decise a confrontarsi con essa: prova ne è la grande fatica che accompagnò la composizione di questo volume. Il pensiero di Nietzsche, infatti, nel suo incedere irregolare, nel suo contraddirsi, sembra quasi sfuggire a ogni definita determinazione. Una cosa appare certa fin da principio nella lettura di questo testo: che Nietzsche è, per Heidegger, un pensatore a pieno titolo. Il che, nell’ambito del pensare e del dire heideggeriani, ha un significato ben preciso…

Le declinazioni del segno
Sul percorso artistico di Dadamaino

di Claudio Cerritelli Nuova Meta - Numero 40

Le declinazioni del segno

Radicale è il gesto con cui Dadamaino (1930-2004) crea intorno al 1958 i primi Volum i svuotando la superficie della tela con grandi fori ellittici, forme ovoidali ritagliate in modo irregolare ma con ponderazione, lasciando emergere solo gli angoli e la parte restante. È il vuoto a rivelare la sua totale presenza, il valore dell’assenza.

Per quanto autonoma, la forma assoluta che sottrae spazio alla superficie spinge Dadamaino a sviluppare l’aspetto concettuale della fisicità, un’intuizione dovuta all’influenza di Lucio Fontana, tramite prezioso per superare i limiti della visione informale.

Questa spinta ad azzerare criticamente la pittura è affrontata fino a tutto il 1959 e prelude ai successivi Volumi a moduli sfasati del1960, opere dove i fori sono disposti secondo una sequenza ottico-strutturale legata a graduali movimenti crescenti e decrescenti, con regolate fasi di arretramento e simultaneo avvicinamento.

Il progetto spaziale si basa sulla moltiplicazione dinamica di fori di diametro variabile che determinano la percezione ritmica di luci e ombre, passando dall’uso della tela a quello della plastica: leggeri fogli di acetato, sovrapposti e perforati con una fustella.

Il valore della trasparenza dialoga con l’ambiguità delle sfasature conferendo…