Prossimo Numero

Il prossimo numero di Nuova Meta sta prendendo forma. I collaboratori mandano i loro articoli e qui possiamo prenderne visione insieme.

Perché si fanno le mostre?
A proposito di un libro di recente pubblicazione

di Bruno Bandini Nuova Meta - Numero 40

Perché si fanno le mostre?

Chissà se Peregrino Fernandez è mai esistito. Nel commovente racconto di Osvaldo Soriano sì, è vivo e presente: un allenatore diFutbol, che con alterne fortune (pochissime) ha svolto il suo duro lavoro in tutta l’Argentina, dai prati nobili dellaCapital Federal, ai campi in terra battuta della Patagonia (dove l’arbitro, a segnalare la propria autorità, ma anche la non improbabile necessità di difendere la propria persona, dirige le partite con il fischietto e con un revolver).

Vero o falso che sia, Fernandez rilascia al giornalista Soriano una lunga intervista che si conclude con un lungo aforisma: «Ci sono tre generi di calciatori. Quelli che vedono gli spazi liberi, gli stessi spazi che qualunque fesso può vedere dalla tribuna e li vedi e sei contento e ti senti soddisfatto quando la palla cade dove deve cadere.Poi ci sono quelli che all’improvviso ti fanno vedere uno spazio libero, uno spazio che tu stesso e forse gli altri avrebbero potuto vedere se avessero osservato attentamente. Quelli ti prendono di sorpresa. E poi ci sono quelli che creano un nuovo spazio dove non avrebbe dovuto esserci nessuno spazio. Questi sono i profeti. I poeti del gioco».

Una “massima” che vale per molte cose. Anche per le mostre d’arte.

Perché si fanno le mostre? Se non sono un mero esercizio di…

Costruzione e partecipazione
Due focus sulla Biennale di Architettura 2018, Venezia

di Valeriana Berchicci Nuova Meta - Numero 40

Costruzione e partecipazione

Il 26 maggio si è aperta al pubblico la Mostra Internazionale di Architettura, che resterà visibile fino al 25 novembre 2018 ai Giardini, all’Arsenale e in altri spazi distribuiti all’interno del territorio veneziano. Il titolo della Mostra è Freespace, scelto dalle curatrici Yvonne Farrell e Shelley McNamara, rappresenta la generosità e il senso di umanità che l’architettura colloca al centro della propria agenda, concentrando l’attenzione sulla qualità stessa dello spazio.

 

Focus 1: un caso italiano all’estero

Nelle parole utilizzate nel testo di presentazione, le curatrici di questa Biennale di Architettura parlano di “generosità” e fanno riferimento a quegli elementi costruiti le cui potenzialità insite nell’architettura coinvolgono attivamente il pubblico. Tra questi il Padiglione dell'Argentina dal titolo Vértigo Horizontal sito negli spazi dell’Arsenale; nei Giardini, il Padiglione del Brasile dal titolo Muros de Ar / Walls of Air, il Padiglione della Germania Unbuildings Walls concepito come spazio di memoria, quello Svizzero 240: House Tour che riflette sull’identità degli spazi domestici in cui un modulo abitativo viene ripetuto più volte coinvolgendo lo spettatore in un percorso fuori scala; e lo spazio del Padiglione Olandese dal titolo Work, Body, Leisure. Quest’ultimo si presenta come…

Arte e verità
Intorno alla radice della loro discrepanza

di Domenico Andrea Virgallita Nuova Meta - Numero 40

Arte e verità

Il presente contributo si rivolge ad una particolare declinazione del rapporto tra arte e verità. Questo rapporto sarà osservato nel modo in cui esso giunge a costituirsi nel confronto tra due dei pensatori fondamentali del pensiero Occidentale – quelli che per Martin Heidegger e la sua ricostruzione della storia del pensiero filosofico determinarono l’inizio (meglio: il secondo inizio) e il compimento di questo medesimo pensiero. Mi riferisco a Platone e Nietzsche. Il testo di riferimento che farà da guida nel tentativo di rischiarare questa complessa questione sarà il “Nietzsche” del già citato Heidegger: un testo, questo, di capitale importanza nell’ambito dell’interpretazione del pensiero nietzscheano. La prima fortuna – specie in Italia – degli scritti del filosofo di Röcken fu dovuta (anche grazie a D’Annunzio) all’interpretazione della sua figura come quella di un poeta/profeta; e fu anche grazie a questo articolato testo di Heidegger – insieme, certo, ad altri contributi – se il pensiero di Nietzsche ha iniziato ad essere osservato nella sua immensa profondità teoretica. Si deve, ovvero, anche a questo testo il riconoscimento dell’essenziale posizione di Nietzsche all’interno della storia del pensiero filosofico Occidentale. Una posizione che turbò profondamente Heidegger nel momento in cui si decise a confrontarsi con essa: prova ne è la grande fatica che accompagnò la composizione di questo volume. Il pensiero di Nietzsche, infatti, nel suo incedere irregolare, nel suo contraddirsi, sembra quasi sfuggire a ogni definita determinazione. Una cosa appare certa fin da principio nella lettura di questo testo: che Nietzsche è, per Heidegger, un pensatore a pieno titolo. Il che, nell’ambito del pensare e del dire heideggeriani, ha un significato ben preciso…

Le declinazioni del segno
Sul percorso artistico di Dadamaino

di Claudio Cerritelli Nuova Meta - Numero 40

Le declinazioni del segno

Radicale è il gesto con cui Dadamaino (1930-2004) crea intorno al 1958 i primi Volum i svuotando la superficie della tela con grandi fori ellittici, forme ovoidali ritagliate in modo irregolare ma con ponderazione, lasciando emergere solo gli angoli e la parte restante. È il vuoto a rivelare la sua totale presenza, il valore dell’assenza.

Per quanto autonoma, la forma assoluta che sottrae spazio alla superficie spinge Dadamaino a sviluppare l’aspetto concettuale della fisicità, un’intuizione dovuta all’influenza di Lucio Fontana, tramite prezioso per superare i limiti della visione informale.

Questa spinta ad azzerare criticamente la pittura è affrontata fino a tutto il 1959 e prelude ai successivi Volumi a moduli sfasati del1960, opere dove i fori sono disposti secondo una sequenza ottico-strutturale legata a graduali movimenti crescenti e decrescenti, con regolate fasi di arretramento e simultaneo avvicinamento.

Il progetto spaziale si basa sulla moltiplicazione dinamica di fori di diametro variabile che determinano la percezione ritmica di luci e ombre, passando dall’uso della tela a quello della plastica: leggeri fogli di acetato, sovrapposti e perforati con una fustella.

Il valore della trasparenza dialoga con l’ambiguità delle sfasature conferendo…

Aura cromatica, tra cielo e terra
Sulla ricerca pittorica di Rossella Rapetti

di Claudio Cerritelli Nuova Meta - Numero 40

Aura cromatica, tra cielo e terra

I toni silenti della meditazione accompagnano la visione pittorica di Rossella Rapetti in ogni fase della sua ricerca, l’incanto del paesaggio e la luce dell’ombra si fondono in apparizioni dove il colore è sospeso nell’attesa di affiorare.

La scelta dominante dell’acquarello esprime assoluta affinità con l’istante creativo, esperimento vissuto tra misure e sconfinamenti immaginativi che pervadono la superficie rivelando le instabili profondità della visione interiore.

La continuità tra i flussi memoriali dipinti nel passato e gli attuali respiri del colore indica un’identità di ricerca sempre presente a sè stessa, persistente desiderio di esplorare lo spazio attraverso segrete e fuggevoli parvenze.

Oggi Rapetti sviluppa gli eventi luminosi del visibile attraverso molteplici variazioni che oscillano dal figurale all’astratto, esse aprono varchi tra cielo e terra, condizione dello sguardo che si propaga oltre le tracce della memoria.

Tutto è possibile quando…

Per Speculum et in aenigmate
L’assoluto nell’arte

di Filippo Moretti Nuova Meta - Numero 40

Per Speculum et in aenigmate

 

I) Per speculum et in aenigmate

«Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.»

Queste parole, come certamente tutti avrete avuto modo di riconoscere, appartengono a San Paolo, nello specifico si trovano nella prima lettera che l’apostolo indirizza ai cristiani di Corinto,epistulanota per la celebre esortazione alla caritàcontenuta nei capitoli XII e XIII.

Perché Paolo arriva a dire che «ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa»?

L’apostolo, dopo essersi brevemente dilungato sui differenti carismi presenti nella comunità cristiana (il linguaggio della sapienza, il linguaggio di scienza, la fede, il dono di far guarigioni per mezzo dell’unico Spirito, il potere dei miracoli, il dono della profezia, il dono di distinguere gli spiriti, le varietà delle lingue, infine l’interpretazione delle lingue) e dopo avere ricordato che…

Ritorno al futuro
Visioni cosmiche di Pietro Gentili

di Maria Grazia Massafra Nuova Meta - Numero 40

Ritorno al futuro

 

Un artista oltre il tempo e lo spazio; un artista filosofo, o meglio un artista “guru”, che ha fatto della via spirituale il suo credo di vita e d’arte.

Vita e arte di Pietro Gentili coincidono: entrambe sono permeate dalle filosofie orientali, come Buddismo, Zen, Taoismo, mistica islamica, astrologia. La sua casa a San Vito Romano, dove trascorse gli ultimi anni del suo viaggio terreno, è un tutt’uno con il suo pensiero spirituale: una sorta di tempio della luce e dell’energia cosmica, energia che vivifica il mondo senza limiti spazio-temporali. Egli ha tratto ispirazione per la sua ricerca spirituale e artistica dai lunghi soggiorni all’estero, in particolare negli Stati Uniti e in Francia, ma soprattutto dai viaggi compiuti negli anni ’70 in paesi come India, Persia e Pakistan, dove entrò in contatto con le filosofie e le religioni orientali, diventando amico del mistico indiano Baba Bedi XVI, che lo definì “artista cosmico”. Lui stesso parlò di questi viaggi come di un “viaggio dell’anima”. La sua casa di Colle Oppio, a San Vito Romano, dove si trasferì dal 1978 al 1982, è il luogo dove creò degli ambienti-tempio, delle “oasi di pace”, luoghi di meditazione con opere pittoriche e scultoree finalizzate al disvelamento delle energie cosmiche che circondano l’uomo e lo conducono verso la ricerca del divino. Pietro Gentili divenne…

Utopie costruttive
Sulle recenti opere di Paolo Tatavitto

di Claudio Cerritelli Nuova Meta - Numero 40

Utopie costruttive

 

Visioni primarie articolate sulla soglia della rappresentazione, volumi minimali costruiti come luoghi di metafisica sospensione, figure come sentinelle simboliche del tempo e dello spazio, segni antropomorfi dislocati in campo aperto, tensioni reali e virtuali di individui in cerca di umanità.

Il senso del passato suggerito da questi codici spaziali torna a farsi sentire nel recente ciclo di opere che Paolo Tatavitto ha ideato come naturale sviluppo della sua poetica visiva, dialogo ininterrotto tra costruzione geometrica e figura umana, dimensione interiore e utopia ambientale.

L’elemento figurale, emblema dell’uomo come segno di misurazione dello spazio, è il fulcro intorno al quale si articolano le molteplici scene, teatrini e città, variazioni del progetto plastico ambientale che sostiene ogni ricerca.

La figura è archetipo persistente, presenza singola, doppia, triplice, segno costante che abita le dimore urbane e teatrali con accentuata fermezza, partecipe e custode del…