Bassissimi rilievi

di Oscar Accorsi Nuova Meta - Numero 39



 

Nel 2002, per caso, a seguito di una installazione/mostra fatta presso un studio di restauro, mi ritrovai a lavorare col bianco.

Mi affascinava l'idea di lavorare con un "colore" che riflette tutta la luce possibile e che dopo un po' che i tuoi occhi sono esposti ad esso si resti come accecati, fino a dover temporaneamente smettere per riposare la vista.

Questa cecità temporanea mi è sembrato uno stato necessario in quel momento, risposta ad una mia necessità di ottenere un silenzio visivo forzato attorno alle cose, in particolare modo alle cose dell'arte, sempre più rumorose e aggressive nei confronti di chi ne fruisce.

Da lì mi sono chiesto cosa sarebbe potuto succedere se invece di "alzare il volume" sempre di più avessi cominciato ad abbassarlo ai limiti dell'udibile.

Senz'altro sarei scomparso, soffocato dal "troppo" ma, contemporaneamente, avrei potuto parlare a chi condivideva il mio stesso bisogno, a chi aveva il desiderio di "tendere l'orecchio" e non di chiuderlo per difendersi dal troppo rumore.

Confortato da ciò e da una esperienza analoga fatta da Malevic (il famoso "quadrato bianco su fondo bianco" del 1918) decisi di andare avanti.

Tra i lavori usciti il ciclo di "Dancing" è tra quelli che amo di più. La sovrapposizione di due bianchi molto vicini porta ad un impalpabile cambio di superficie.

Se non si incontra l'angolo giusto con la luce non si vede niente. Il bianco riflette la luce e non ci fa vedere niente.

Girando attorno alla tavola, trovando l'angolo giusto, riusciamo finalmente a vedere qualcosa.

Il titolo "Dancing" fa riferimento proprio a questa involontaria coreografia, necessaria alla visione.

Inizialmente erano solo tavole, verniciate ad aerografo, inseguito arrivarono anche lastre di metallo e carte, agite con la stessa tecnica.

I temi sono completamente astratti, semplici impronte di ferri che, in passato, venivano usati per le mie sculture.

Tra quanto uscito dalla mia esplorazione del bianco iniziata nel 2012 la serie dei "Bassissimi rilievi" è senz'altro la più recente.

Agli inizi del 2013 riportai il concetto di "Dancing" su carta e subito si mostrò stringente il desiderio di articolare maggiormente le impronte che andavo a nascondere nel bianco.

Il pensiero sottostante alla modularità caratteristica delle mie sculture degli anni '90 soffriva, infatti, della articolazione minima (just one shot) di "Dancing".

L'avere tra le mani la carta e questo desiderio di strada diversa da percorrere ha fatto sì che i ferri, da sopra la carta per lasciare la loro impronta col bianco, passassero sotto la stessa per modellarla.

Nessun apporto di altro, quindi, se non la carta stessa che si piega sotto le mie mani somiglianti alle mani di un cieco che, a tentoni, cerca di leggere la forma che ha sotto di esse.

Lavori tridimensionali, quindi, reali (minimo rilievo percepibile della carta) e illusori (la ripetizione di parte della forma), comunque impalpabili ed esposti ai capricci della luce.