Numero 40

Ritorno al futuro
Visioni cosmiche di Pietro Gentili

di Maria Grazia Massafra Nuova Meta - Numero 40

Ritorno al futuro

 

Un artista oltre il tempo e lo spazio; un artista filosofo, o meglio un artista “guru”, che ha fatto della via spirituale il suo credo di vita e d’arte.

Vita e arte di Pietro Gentili coincidono: entrambe sono permeate dalle filosofie orientali, come Buddismo, Zen, Taoismo, mistica islamica, astrologia. La sua casa a San Vito Romano, dove trascorse gli ultimi anni del suo viaggio terreno, è un tutt’uno con il suo pensiero spirituale: una sorta di tempio della luce e dell’energia cosmica, energia che vivifica il mondo senza limiti spazio-temporali. Egli ha tratto ispirazione per la sua ricerca spirituale e artistica dai lunghi soggiorni all’estero, in particolare negli Stati Uniti e in Francia, ma soprattutto dai viaggi compiuti negli anni ’70 in paesi come India, Persia e Pakistan, dove entrò in contatto con le filosofie e le religioni orientali, diventando amico del mistico indiano Baba Bedi XVI, che lo definì “artista cosmico”. Lui stesso parlò di questi viaggi come di un “viaggio dell’anima”. La sua casa di Colle Oppio, a San Vito Romano, dove si trasferì dal 1978 al 1982, è il luogo dove creò degli ambienti-tempio, delle “oasi di pace”, luoghi di meditazione con opere pittoriche e scultoree finalizzate al disvelamento delle energie cosmiche che circondano l’uomo e lo conducono verso la ricerca del divino. Pietro Gentili divenne…

Utopie costruttive
Sulle recenti opere di Paolo Tatavitto

di Claudio Cerritelli Nuova Meta - Numero 40

Utopie costruttive

 

Visioni primarie articolate sulla soglia della rappresentazione, volumi minimali costruiti come luoghi di metafisica sospensione, figure come sentinelle simboliche del tempo e dello spazio, segni antropomorfi dislocati in campo aperto, tensioni reali e virtuali di individui in cerca di umanità.

Il senso del passato suggerito da questi codici spaziali torna a farsi sentire nel recente ciclo di opere che Paolo Tatavitto ha ideato come naturale sviluppo della sua poetica visiva, dialogo ininterrotto tra costruzione geometrica e figura umana, dimensione interiore e utopia ambientale.

L’elemento figurale, emblema dell’uomo come segno di misurazione dello spazio, è il fulcro intorno al quale si articolano le molteplici scene, teatrini e città, variazioni del progetto plastico ambientale che sostiene ogni ricerca.

La figura è archetipo persistente, presenza singola, doppia, triplice, segno costante che abita le dimore urbane e teatrali con accentuata fermezza, partecipe e custode del…

Sulle orme della luce
Intorno ai collages di Paola Fonticoli

di Claudio Cerritelli Nuova Meta - Numero 40

Sulle orme della luce

 

La superficie è lo schermo che Paola Fonticoli continua a disvelare negli esercizi di stile esposti in questa mostra, sublime purezza di forme racchiuse nei silenzi della carta, supporto e insieme materia prima della sua ricerca.

Campo di forze preesistenti a qualsiasi intervento, così Fonticoli ha definito da tempo immemorabile il suo spazio ideativo, immaginando percorsi che esplorano la qualità cromatica dei fogli impiegati, i palpiti interni alle variazioni tonali, le atmosfere in cui la visione si fa immagine attiva.

L’opera nasce da un mutamento e ne prepara un altro, a questa riflessione di Henri Focillon si ispira l’artista mentre delinea la vita delle forme che la mano sollecita, valuta d’istinto, ritaglia, accosta, e decanta lentamente.

Il lettore non può che respirare questo clima di nitide apparizioni, linee essenziali e taglienti, vibrazioni tattili della luce e dell’ombra, sottili spiragli verso l’indicibile. Comunque li si voglia definire, figure astratte o astrazioni figurali, questi collages hanno…

Il valore estetico della materia insonne
I nutrimenti plastici della ceramica

di Rosanna Ruscio Nuova Meta - Numero 40

Il valore estetico della materia insonne

 

Bruce Chatwin nel suo ultimo romanzo pubblicato nel 1988 indagava in maniera appassionata l’ossessione quasi maniacale del collezionista Kasper Utz per le porcellane di Meissen. Attraverso le vicende del solitario protagonista, lo scrittore s’interrogava sulle possibilità di opporre all’ignoranza del potere la bellezza dell’arte, e compiendo una brillante confutazione sull’idea di possesso, riaffermava la forza mitica che ogni immagine dell’universo artistico portava con sé. Nel caso delle ceramiche si trattava tra l’altro, di una forza dettata dall’apparente fragilità del materiale e dall’essere oggetti poco ingombranti, una ragione questa che ne aveva favorito di certo la custodia segreta. “Un dipinto di un grande pittore poteva essere considerato patrimonio nazionale ed essere plausibile di confisca- spiegava il protagonista del romanzo Utz - Ma la porcellana? La porcellana si poteva anche classificare come vasellame, e quindi (…) teoricamente senza valore. Mettersi a confiscare le statuette di ceramica poteva trasformarsi in un incubo burocratico”. Gli anni di cui racconta Chatwin sono quelli della guerra, e da allora, una maggiore conoscenza dei materiali ha pressoché rafforzato la convinzione di superare lo sfasamento di giudizio tra arte e tecnica, e di valutare un oggetto artistico al di là delle…

Il personaggio in divenire
Ricordando la figura di Gillo Dorfles

di Giorgio Casati Nuova Meta - Numero 40

Il personaggio in divenire

Per Gillo Dorfles le due tipologie filosofiche: quella scientifica e quella umanistica procedevano parallelamente con osmosi continue.

Gillo mi ricordava che Platone scrisse sulla porta dell’Accademia “Non entri nessuno che sia ignorante di geometria”, infatti egli riteneva fondamentale che i suoi alunni studiassero la geometria perché proprio la geometria doveva aprire la strada al regno delle idee.

Oggi davanti alla sua salma, ricordo unicamente gli eventi piacevoli dei nostri incontri. In particolare la Sua visione sistemica, plurale e cosmogonica, del Suo sapere filosofico e in particolare estetico.

Per quanto ne ho capito, Gillo ha vissuto le Sue culture come un’insieme organico e sistemico; tanto che un giorno a Como, presso il Teatro Sociale, era il 2013, feci presente che mi era difficile presentare la Sua personalità, per me, troppo vasta da poter essere riassunta in poche immagini. Gli espressi che consideravo, visivamente, la Sua cultura- in forma di matriosca- dove la figura dicritico di estetica, conteneva quella distorico dell’arte, e questa di storico del costume, e, ancora quello di pittore e scultore, e infine…

Principi naturali
L’attività della Casa degli Artisti (2014-2018)

di Benedetta Marangoni Nuova Meta - Numero 40

Principi naturali

Jole de Sanna ha riconosciuto come uno dei punti imprescindibili della Forma le opere e il pensiero di Giorgio de Chirico, il quale afferma che il poeta è colui a cui gli aspetti del mondo si presentano spogli di quella sembianza logica di cui l’umana abitudine li riveste. E se manca questa sembianza logica, ciò che rimane è la forma spettrale, come essenza, realtà, ciò che è.

Vedere lo spettro delle cose del mondo ci ricorda William Blake: il poeta come colui che usa l’immaginazione “to see more beyond material reality, into the life of things”.

Considerare la forma spettrale del mondo corrisponde, nell’arte, alla distinzione tra immagine e rappresentazione. Se un artista si stesse, per esempio, interrogando sul corpo, potrebbe fare uno studio meticoloso di anatomia e dipingere-disegnare-scolpire un corpo iperreale o corrispondente ai canoni formalistici di una certa epoca. È rappresentazione, il senso (the life of thing ) rimane fuori. Sto invece pensando al Cristo crocifisso di Velázquez, dove il corpo morto è reale perché te lo senti proprio pesare addosso, quasi a togliere il respiro. Corrisponde al senso che regge…

L'edonista malinconico
Per un profilo di Andrea Spadini

di Rosanna Ruscio Nuova Meta - Numero 40

L'edonista malinconico

Figlio di Armando, noto pittore che nei primi decenni del Novecento si era distinto per una ricerca naturalistica e teneramente sensuale, Andrea Spadini fin da giovanissimo aveva potuto misurarsi con il clima artistico della capitale che negli anni Venti e Trenta era particolarmente attivo e vivace. Nato nel 1912, Andrea o Mimmo come veniva chiamato in famiglia, aveva pressappoco otto anni quando cominciò a frequentare il Caffè Aragno, luogo dove puntualmente discutevano e si accapigliavano Cardarelli e Savinio, Ungaretti e Carrà. Di qui il duro e accelerato esercizio dell’ascolto e dell’osservazione, di qui l’iniziale parabola di una vita che sarebbe stata dedita all’arte, nei suoi aspetti più complessi e controversi: eccolo dunque caricarsi cataste di tele al seguito del padre che voleva…

Altra poesia

di Sergio Mandelli Nuova Meta - Numero 40

Altra poesia

silente
silente cascata
altissima e silente
cascata entro morbide
poi entro morbide
curve corretta
riversa
su bianche
e bianche pianure
echi e oscuri fantasmi
e sassi e fantasmi
e sassi
il pensiero.


sottile
verso la spiaggia
scivola azzurra la pinna
greve fendendo liquore incostante,
erbe donando e flutti e capelli e gusci deserti,
fra schemi di schiuma, risacca
e acqua
spoglia di seme.