Orizzonti dell'altrove
Le ricerche pittoriche di Davide Marega

di Claudio Cerritelli Nuova Meta - Numero 40



 

Un clima di misurata sospensione dello spazio caratterizza i recenti dipinti di Davide Marega che, dopo gli anni di formazione all’Accademia di Brera, sta affrontando con serietà e rigore il tormento del fare pittura, esperienza parallela all’attività di restauratore.

L’artista usa l’olio su carta che - nelle grandi dimensioni - viene in seguito foderata per stabilizzare il corpo del colore e il suo pieno assorbimento, diverso è il trattamento nelle piccole dimensioni dove la consistenza della materia mantiene rigida e inalterabile la superficie. Attraverso successive velature, il pittore ottiene la luminosa profondità dell’immagine, l’ampia decantazione del colore, scegliendo – volta per volta- di affidarsi a un’atmosfera lucida oppure opaca.

Con metodo disciplinato Marega affronta lo spazio del paesaggio come rivelazione degli stati d’animo che esprimono le risonanze cromatiche e le loro corrispondenze sensoriali. Gli orizzonti sono talvolta delineati e visibili, in altri casi affidati a minimi sfioramenti, graduali mutazioni che danno corpo al vuoto con soffi di luce e aliti d’aria.

Lavorando sul valore delle stratificazioni, Marega ama mettere e togliere colore per sensibilizzare l’epidermide dell’immagine lasciando affiorare tracce d’ombra e brevi bagliori, lievi sonorità da percepire lentamente con gli occhi della contemplazione.

In questa mostra sono documentati gli esiti dell’ultimo periodo di lavoro, paesaggi immaginari dove l’orizzonte è evocato come misura sottile e impalpabile che trattiene le trasmutazioni del colore, sopra e sotto la linea che s’interpone tra la terra e il cielo, tra il cielo e l’acqua. Il paesaggio è apparizione senza limiti, luogo d’emanazione di sensazioni cromatiche che la memoria registra e trasforma nella pienezza della luce: la pittura dialoga con il mistero dell’ombra, e questo avviene soprattutto quando tutto si fonde nella dimensione del notturno.

Tra le dominanti luminose, il rosso interpreta l’ardore calante del tramonto, l’azzurro accoglie lo schermo trasparente dei pensieri, il blu capta i riflessi segreti del mare, mentre il verde è denso e vibrante per evocare le voci della natura. Quando il giallo contrasta con il viola, le vibrazioni debordano oltre i perimetri stabiliti e il paesaggio si disgrega animando l’immagine con visibili striature, lievi cangianze della luce.

In questo senso, Marega è interessato al farsi della materia, al processo che dà sostanza al volto sospeso del paesaggio, sensazione che sconfina nell’indeterminato stupore della totalità, visione vissuta come viaggio oltre l’orizzonte, tensione del colore in cerca dell’altrove.