Carte digitali, carte sensoriali
il mondo visionario di Giorgio Occoffer

di Claudio Cerritelli Nuova Meta - Numero 40



 

Continua nel recente ciclo di “carte digitali” la ricerca che Giorgio Occoffer sta conducendo in questi anni di esplorazione segnico-cromatica intorno al valore fantasmatico dell’immagine, campo di stratigrafiche immersioni nella memoria attiva del vissuto.

Le fonti della visione sono sempre riconducibili alle citazioni figurali che l’artista seleziona dall’ampio repertorio di immagini prese a prestito da diversi contesti della comunicazione: luoghi, situazioni e personaggi affiorano come reperti immaginativi che nutrono le molteplici fantasie della pittura.

Il procedimento di elaborazione dell’immagine si avvale di una stampa fotografica (rotocalco, manifesto, foto autografa) predisposta ad accogliere interventi grafici che costituiscono lo stile di Occoffer, lo spazio d’azione delle sue originali permutazioni visive.

L’icona computerizzata è la base preliminare su cui l’artista interviene per modificare l’aspetto meccanico dell’immagine digitale attraverso la sensibilità dell’atto manuale, irrinunciabile dimensione che genera un’avvolgente sedimentazione di umori cromatici.

Le forme originarie sono trasfigurate con ampie velature di colore, lievi vibrazioni segniche, trasmutazioni luminose capaci di alterare la percezione dell’immagine suscitando nuovi affioramenti del visibile.

Con l’uso di pastelli a olio Occoffer entra in sintonia con una diversa identità delle forme, esse emanano risonanze e ambivalenze che giocano sul confine tra la riconoscibilità e occultamento.

Velare alcune parti dell’originaria struttura iconica significa infatti rivelare altre sembianze attraverso passaggi sorprendenti tra il dentro e il fuori, vuol dire indagare il fluire del colore attraverso un processo di decodificazione che corrisponde al divenire del suo volto apparente.

L’intenzione di Occoffer è di dialogare con la sfera del possibile, cercando congiunzioni di forme diverse, slittamenti tra differenti livelli strutturali, orientamenti e depistamenti che non seguono un racconto logico, piuttosto captano il senso del suo imprevedibile fluttuare tra opposte tentazioni, tra riferimenti reali e atmosfere visionarie.

Nel campo visivo di ogni opera entrano situazioni anche casuali, tuttavia sottoposte al controllo dell’atto creativo che tiene equilibrio il rapporto tra frammento fotografico e intervento cromatico.

Lo sguardo di Occoffer entra nelle latitudini della memoria inventando percorsi immaginativi che si dipanano sulla soglia del futuro, in tal senso mescola le fonti storiche ai flussi del presente, i ricordi dell’infanzia alle ansie della maturità, polarità dello stesso desiderio di trasfigurare l’orizzonte sospeso dei significati inafferrabili.

Talvolta, l’artista esalta le forme del corpo seguendo impulsi disgreganti, traiettorie trasversali e deviazioni dal canone rappresentativo, in sostanza si confronta con la forma e l’informe, contamina per esempio la figura mitologica del discobolo e la raffronta con l’inquietudine agonistica della vita contemporanea.

In altri casi, Occoffer preferisce cogliere le sintonie tra luoghi lontani nel tempo suggerendo connessioni tra i ricordi racchiusi nel labirinto della mente e gli euforici artifici dei linguaggi attuali.

Il foglio di bordo del viaggio che il padre intraprese verso gli Stati Uniti diventa una mappa immaginaria per avventurarsi oltre le coordinate del tempo, attraverso variazioni cromatiche che suggellano la necessità del continuo movimento, soprattutto il bisogno di rigenerare perdute ebbrezze. I tratteggi del pastello s’insinuano nei dettagli più reconditi dell’immagine digitale stravolgendola con effetti anche surreali, nel senso che il colore rivela mentre copre, suscita immagini che prima non erano presenti, sollecita le ambivalenze dell’inconscio, non a caso le opere dedicate a “Hiroshima” evocano i dolorosi fantasmi della storia come ferite ancora presenti. Lo sguardo macroscopico non perde mai di vista le minime presenze che si annidano nel caos delle apparizioni, del resto tutte le citazioni che Occoffer mette in gioco richiedono ferevori cromatici in grado di sorprendere le attese del lettore.

Tra i colori attivi in queste carte sensoriali recitano un ruolo persistente il rosso e il verde, il blu e l’azzurro, il giallo e l’arancio, valenze sempre disposte a contaminarsi con opposte tensioni luminose.

Segni e colori si aggrovigliano, si addensano e si dissolvono nella stessa trama, soprattutto nelle carte più recenti si avverte una maggiore libertà d’azione, le linee sono tracciate da un punto all’altro dello spazio come scariche di luce incontenibile e filante. Così l’immagine scatta oltre sè stessa alludendo sia alla sfera tecnologica sia alla trasfigurazione cosmica, e lo fa alimentando lo stupore dell’osservatore di fronte alle metamorfosi figurali che Occoffer fissa negli umori controversi delle grandi carte presenti in questa esposizione, immagini da leggere come pagine di vita vissuta nel miraggio interminabile della pittura.