Sulle orme della luce
Intorno ai collages di Paola Fonticoli

di Claudio Cerritelli Nuova Meta - Numero 40



 

La superficie è lo schermo che Paola Fonticoli continua a disvelare negli esercizi di stile esposti in questa mostra, sublime purezza di forme racchiuse nei silenzi della carta, supporto e insieme materia prima della sua ricerca.

Campo di forze preesistenti a qualsiasi intervento, così Fonticoli ha definito da tempo immemorabile il suo spazio ideativo, immaginando percorsi che esplorano la qualità cromatica dei fogli impiegati, i palpiti interni alle variazioni tonali, le atmosfere in cui la visione si fa immagine attiva.

L’opera nasce da un mutamento e ne prepara un altro, a questa riflessione di Henri Focillon si ispira l’artista mentre delinea la vita delle forme che la mano sollecita, valuta d’istinto, ritaglia, accosta, e decanta lentamente.

Il lettore non può che respirare questo clima di nitide apparizioni, linee essenziali e taglienti, vibrazioni tattili della luce e dell’ombra, sottili spiragli verso l’indicibile. Comunque li si voglia definire, figure astratte o astrazioni figurali, questi collages hanno movenze calibrate, ogni immagine si collega all’altra per affinità e contrasto. Ambivalente è il divenire delle forme in sé concluse, eppure aperte a reciproci magnetismi, algido affiorare di masse e svuotamenti, pesi e leggerezze, slittamenti e sovrapposizioni, talvolta con piccoli fori dove l’occhio si concentra mirando l’oltre. Lembi piegati o appena sollevati lasciano scorgere ciò che sta sotto, nulla è detto e tutto è imminente, come se la percezione del vuoto sollecitasse attimi di lieve stupore, soffi d’aria che palpitano dall’interno. D’altro lato, linee flettenti ma imperturbabili si bilanciano con armonici equilibri, ritmi contrapposti oscillano tra le polarità del nero e del bianco, con accordi smorzati dal grigio, toni ovattati di blu, di “quasi viola”, rossi cupi a creare una luce diafana, che non aggredisce lo sguardo ma lo accoglie, morbida.

Nessun angolo retto in funzione ortogonale, solo ampie curvature, cerchi di varia misura, ovali perfettamente esibiti, soglie che s’inarcano secondo differenti aperture, icone modulate come architetture mentali, sospese nell’incanto pervasivo del bianco. Tramite altri meccanismi d’invenzione, Fonticoli coglie di sorpresa il lettore con alcune composizioni allusive a personaggi fantasiosi, divertimenti immaginativi che evocano le risonanze dell’infanzia, desiderio di accentuare le analogie corporee tra l’astratto e il figurale: favole di carta libere di attingere alle fonti della memoria, alitando nello spazio come orme di luce interiore.