Aura cromatica, tra cielo e terra
Sulla ricerca pittorica di Rossella Rapetti

di Claudio Cerritelli Nuova Meta - Numero 40



 

I toni silenti della meditazione accompagnano la visione pittorica di Rossella Rapetti in ogni fase della sua ricerca, l’incanto del paesaggio e la luce dell’ombra si fondono in apparizioni dove il colore è sospeso nell’attesa di affiorare.

La scelta dominante dell’acquarello esprime assoluta affinità con l’istante creativo, esperimento vissuto tra misure e sconfinamenti immaginativi che pervadono la superficie rivelando le instabili profondità della visione interiore.

La continuità tra i flussi memoriali dipinti nel passato e gli attuali respiri del colore indica un’identità di ricerca sempre presente a sè stessa, persistente desiderio di esplorare lo spazio attraverso segrete e fuggevoli parvenze.

Oggi Rapetti sviluppa gli eventi luminosi del visibile attraverso molteplici variazioni che oscillano dal figurale all’astratto, esse aprono varchi tra cielo e terra, condizione dello sguardo che si propaga oltre le tracce della memoria.

Tutto è possibile quando il trattamento del colore non è precipitoso e non cede al piacere dell’effetto, un rischio che Rapetti sa evitare commisurando il processo tecnico al valore primario della luce, ai palpiti generati dall’evento del colore. Nelle opere esposte in questa mostra si amplificano antiche risonanze, le immagini sono sottoposte a nuovi spaesamenti, dislocazioni di ritmi compositivi che seguono gli slittamenti del cuore, con ampi margini lasciati al caso, purché sia una possibilità legata ai mutamenti intuitivi e ai miracoli del fare pittura.

Un mondo di forme in sospensione disvela gli impulsi del profondo, risonanze del tempo che scorre, trasmutazioni imprevedibili della materia, forze misteriose in bilico tra cielo e terra, tensioni ambivalenti congiunte alla genesi del colore.

L’artista inizia affidandosi a impronte disposte sulla carta alternando zone dense e lievi, cerca i punti essenziali per dar corpo al fluire cromatico, quindi avverte la necessità di lasciarsi andare agli stupori della materia nell’evento del suo farsi.

In quest’esplorazione l’istinto prevale sul progetto razionale, l’unico aspetto che Rapetti può programmare è la scelta cromatica in rapporto al peso delle forme, minimo controllo per cercare sentieri sempre diversi all’interno del colore, in sintonia con le zone sconosciute, in attesa che si rivelino anche lentamente.

Fondamentali sono le morfologie ovoidali tipiche dello stile di Rapetti, addensamenti che si espandono nell’energia calorica che accoglie le polarità dello spazio, da un lato l’atmosfera indeterminata della luce, dall’altro lo sdoppiamento delle forme con effusioni e riverberi senza ancoraggi definibili.

L’acquerello agisce sulla carta per successive velature, ogni pigmento è dotato di uno specifico tempo di asciugatura, differenti sovrapposizioni sono necessarie per passare dal chiarore all’ombra, dalla trasparenza alla densità, anzi sono spesso le zone più scure a far vibrare la luminosità dell’immagine.

Rapetti vive un rapporto simbolico e simbiotico con i colori, le variazioni del rosso sono legate agli ardori corporei, il blu e il viola hanno un respiro spirituale, ogni altra gradazione di luce risponde all’esigenza di inoltrarsi nello spazio suscitando movimenti avvolgenti che superano apertamente ogni staticità.

Nel fluire fantasmatico dell’immagine si avvertono velate luminescenze, sottili passaggi tra bagliori e cangianze, soprattutto slanci verso quello stato di pura tensione emotiva che per Rapetti è fonte primaria del sentire immaginativo.

Nel modo di comporre le forme prevale l’andamento trasversale, ma questa non è una regola in quanto l’artista valuta volta per volta la disposizione delle macchie, le forze che accerchiano lo spazio dai lati verso l’interno.

Non è comunque mai il centro a prevalere, infatti lo sguardo vaga, si disorienta, gira intorno ai differenti nuclei focali, assimila e filtra le diverse posizioni tra un colore e l’altro, senza mai accentrarsi in un unico punto di gravitazione.

Anzi, i fluidi magnetismi percettivi sembrano agire da dietro per sporgersi sul davanti, hanno l’aria di tornare ossessivamente su stessi eppure spesso divergono per inoltrarsi verso zone imponderabili, sospinti da un senso di serena inquietudine che sottrae lo sguardo a ogni limitante parametro spazio-temporale.

Vuoti e pieni, trasparenze e opacità, intervalli e totalità, queste relazioni sono valori individuati dall’artista mentre dipinge sul filo delle intuizioni sensoriali: presenze e assenze si congiungono come stati d’animo che si nutrono di recondite sensazioni: ombre di luce, lievi sonorità, silenzi quasi inavvertibili.

L’esercizio di lettura che le opere richiedono è sempre un tentativo di interpretare eventi non descrivibili, eppure lo stato ricettivo di chi osserva non può sottrarsi alla libertà di seguire le indicazioni strutturali del linguaggio per accedere alla sua dimensione lirica, fino al punto di avvertirne il respiro poetico.

Sette macchie aleggiano sul margine superiore mentre un minimo cenno d’azzurro si sottrae all’invadenza del rosso sul lato inferiore; due ali di rosso e di blu convergono verso un’unica macchia che sprofonda nell’abisso dei sogni; un diffuso rossore s’impadronisce della superficie mentre lembi violacei si spandono sui lati opposti come sentori di malinconia; una traccia di bianco s’insinua nell’atmosfera stupefatta del viola che svanisce tra il bagliore enigmatico del blu. Talvolta entrano in gioco gocce di colore materico, tracce sovrapposte al velo di luce sottostante, sono minimi grumi di tattile evidenza quasi estranei alla soglia immateriale che solo l’acquarello sa trasmettere.

Nelle opere composte da diversi elementi, l’aspetto progettuale sta nello stabilire la posizione dei diversi moduli, nel senso che ogni carta dipinta non è separabile ma va considerata nel respiro d’insieme, attimo irripetibile di un’unica visione.

Infatti le macchie – secondo la definizione di Rossella- sono “attivatori spaziali” di un racconto attraversato da molteplici stimoli, in modo da porre chi guarda in condizione di sentirsi totalmente coinvolto e sedotto dall’aura della pittura.