Tra poesia e musica

di Fabio Strinati Nuova Meta - Numero 40



 

LIPOGRAMMI
LIRICHE COMPOSTE SENZA USARE MAI LA LETTERA R
A Romano Masoni

Sagome vengono incise ( s’assottigliano
in un istante quando l’alba sale
e più si gonfia di continuo, così visibile,
palpabile, e quell’enigma che nel clima
spesso t’assale foggiando tempi nel fondo
di quel nodale momento )
in un passaggio di alti ingegni
ché movimenti, assumono mutevoli stanze
e l’anima zeppa, intinta in un’estensione
sconfinata...

...e

il tuo talento mi disseta ogni volta
che nel contatto al vento
si coinvolgono lunghe vicende
scuotendomi in modo ascensionale
l’anima che in me, s’agita
come tegumenti antichi in un sussulto
che senza sosta più s’avvilisce,
e tanto più quel suono aumenta...
come da una spianata
s’intuiscono linee e di semi
quell’essenza mai velata
che aleggia senza fisime in te che s’è annidata,
sensibilità dotta unica e feconda...

...e

come nel sibilo si captano le onde
tutto spunta nel fondale quel fiato
o melodia che musicale soffia nel taglio o buco,
nell’ampiezza che si scuote o che si manifesta
nel punto più distante o lontanamente
sale piano il buio nel suo fumo denso,
sollevato da una nuvola che pesa nel vuoto
poiché abitudine mai vaga né confusamente
avanza sul cammino della dilatazione...

...e

uomo e molto più, nel suo disco o anello
che luccica di voglia ed inventiva
che a poco a poco si assilla
come ogni mago vive della sua efficace follia
che al di là della deviazione,
affonda e s’insinua negli sballati posti
come lama taglia sul foglio la sua assonanza esplosiva,
in un bagaglio ampio le componenti
di una vistosa ideazione è nell’apice
del motto il gonfalone...

...e

vedo eccitazione e sento da una cabina
le tinte calde del sole che a singhiozzo
escono dalle vene compatte, genuine e calcate
nell’immagine di un dipinto ch’è la vita
quando vive in una lingua di notte assetata.
Sento il minuto come consumato,
e il ‘dopo’ che mi spaventa già, sulla soglia
un’effigietta che fa da eco a un passato
che s’è allibito in una colonna nel tempo
che l’ha modificata in uno stelloncino...

...e

una pendola o gnomone affollati da sistemi
che mutano che s’innovano
ai calappi le zampe del cambiamento in atto
come gamma di un’evoluzione
che nella mente ha la base
come nell’alto stadio il suo tendone. Un fanale
pieno zeppo di falotiche cose
dove l’individuo ghiotto
smuove il fiuto che s’infila che scalpita
che infine declina lungo la sua pista
e quel buonsenso testimone della via...

...e

negli spazi le incisioni le boccate
di una schiuma assuefatta
che levigata nasce non dalla desolazione
( che vive spesso pedinata ! ) ma dall’impeto
che non si nasconde né sfugge
al suo destino di esegeta. O quello stampino
che impone la sua zampata quando pioggia
scava nel suo tatuaggio astuto ed indelebile;
negli spazi immensi dove vivono
le tue invenzioni scandagliate ed incessanti.