Incursioni nello spazio pubblico
I 40 anni del Gruppo 78 a Trieste

di Francesca Agostinelli Nuova Meta - Numero 40



 

Il Gruppo78 di Trieste dice nel nome un anniversario importante. E racconta i suoi 40 anni all’insegna dell’espressione contemporanea in un progetto piccolo nello spazio, largo nella veduta, deciso nell’affondo così da ricomporre esordi, vicende, progetti e polemiche. Materiale d’archivio sulle azioni e sulle installazioni prodotte, foto, video e progetti divisi in sezioni tematiche cronologiche ricordano, nei soli 40 metri quadri del triestino Spazio Double Room ,le memorabili performance di Hermann Nitsch al Teatro Romano di Trieste, di Otto Mühl all’Istituto d’Arte “Nordio” fino ad arrivare alle azioni più recenti, come la performance Dedicato a Maria di (elisa)Betta Porro realizzata nel 2013 in Messico o l’azione corale in Piazza della Repubblica (TS) Filo Rosso G78 del 2015 in occasione della rassegna ARTS Piazza dell’Arte Pubblica. Lo spazioDouble Roomaccoglie testimonianze, rilancia collaborazioni, progetti, idee persone. Fa il punto su una produzione culturale che tra studi, convegni, saggi, riviste, conferenze materiali di comunicazione e diffusione artistica ha reso la città di Trieste un riferimento per la creatività contemporanea. Completa l’idea la presenza di opere di alcuni artisti aderenti al gruppo: Fabiola Faidiga, Paolo Ferluga, Guillermo Giampietro ed Elisa Vladilo.
Dal tutto emerge come, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia alla performance alla sperimentazione corporea, teatrale e musicale, la mole di lavoro prodotta sia straordinaria, giungendo, secondo la stima che segue alla ricognizione storica sviluppata in questa occasione, quasi 600 progetti. Sono stati coinvolti nel tempo centinaia e centinaia di artisti, esaltando e rilanciando una progettualità sempre attenta ai temi del presente e capace di innescare dispositivi in grado di ricadere nella realtà in modo dinamico.

Nato nel 1978 in una città“propensa a guardare il passato piuttosto che il presente e il futuro“, nelle parole della sua storica fondatrice Maria Campitelli, il Gruppo78 ha contribuito ad allargare metaforicamente gli stretti confini di Trieste e rendere vivo un habitat mitteleuropeo oggi ricco di stimoli attuali cui concorrono una pluralità di operatori. Le linee guida del percorso dell’Associazione sono improntate al confronto e alla condivisione con realtà locali e internazionali nell’ottica di uno sguardo aperto e orizzonti ampi. Alla base è la curiosità di comprendere come l’arte interpreta e propone il cambiamento in un mondo che cambia rapidamente. Date le premesse, è facile notare come, a partire dalle storiche performance degli inizi legate al Wiener Aktionismus, i temi toccati siano stati molti: gli scenari prodotti hanno conosciuto la fiber art quanto il rapporto arte-moda, hanno posto al centro le nuove tecnologie ed oggi è la robotica che domina l’interesse del gruppo che si appresta alFestival di Arte e Robotica che si realizzerà dal 17 al 28 novembre di quest’anno, “contaminando”, tra le altre sedi sparse nella Regione Friuli Venezia Giulia, la Centrale Idrodinamica del Porto Vecchio di Trieste, sito la cui riconversione è al centro del dibattito sui destini della città.

In questa complessità interviene il titolo dell’evento a esprimere con chiarezza una propensione: Incursioni nello spazio pubblico indica infatti l’attenzione verso la città in un laboratorio continuo e aperto. “Gli spazi delle gallerie e dei Musei non bastavano, volevamo la città e i suoi abitanti, per un confronto continuo tra arte e vivere urbano”, afferma durante la presentazione dell’evento Maria Campitelli, raccontando quelle motivazioni rivolte allo spazio urbano che hanno costituito il leit motiv del gruppo. E allo spazio urbano si sono rivolti, all’insegna dello scambio e dell’interferenza, architetti, fotografi, urbanisti e pittori, musicisti, performer: nel tempo hanno disegnato nuovi bordi, mai fermi, mai quelli, tra l’arte e la città stringendo in modo sempre più serrato intorno allo spazio pubblico, inteso quale elemento chiave del benessere individuale e sociale, luogo della vita collettiva delle comunità, specchio delle relazioni, dei bisogni e delle tensioni che premono sull’anima e sul corpo urbano.

All’interno di questa progettualità, l’arte si è posta come arte pubblica, impegnandosi direttamente con questioni relative al cambiamento sociale e spaziale. Ha posto attenzione a nuovi modelli di esistenza dell’arte nei confronti della città e ha cercato di individuarne caratteri e ruolo alla luce del potenziale trasformativo che questi modelli sono in grado di dispiegare. Molti davvero gli artisti coinvolti che spesso hanno saputo sacrificare la “creazione” come fatto individuale per aprirsi ad un senso collettivo del fare giungendo talora a rivolgersi a quanti un tempo destinatari conducendoli verso esperienze a carattere emotivo e topologicamente orientate a nuovi modi di vedere e immaginare la città.

Questo modo di guardare all’arte e di cercare nuove relazioni con la componente fisica e sociale del contesto ha conosciuto la sua massima concentrazione dai primi anni 2000, giungendo ad indagare lo spazio pubblico come inconscio urbano, cercando di potenziare l’esperienza nei confronti di questo, di istituire nuove relazioni sino a giungere alle esplorazioni e alla mappatura dei luoghi abbandonati, precorrendo quanto in seguito sostenuto dalle nuove tecnologie e dalla app in grado di geolocalizzare gli spazi e direttamente inserirli sulle mappe poi condivise da collettivi di cittadinanza attiva all’insegna della creatività.

Nei confronti dell’abbandono il Gruppo78 ha realizzato nel 2008-2010 il progetto La città radiosa che nasce dalla volontà di sensibilizzazione verso beni immobili dismessi della città, da recuperare attraverso l’ideazione creativa e trasformatrice di artisti e architetti, con la partecipazione anche di artisti di levatura nazionale e internazionale che si sono confrontati con la realtà del territorio.

Il progetto ha previsto una particolare ricerca e conseguente mappatura dei siti, pubblici e privati –ma anche luoghi aperti, giardini, parchi abbandonati – da riportare a nuova vita. L’associazione ha definito un data-base ricco di informazioni visive e scritte, cui hanno potuto attingere i molti artisti coinvolti nella Città radiosa, per elaborare possibili interventi di modificazione e di riutilizzo o semplicemente di immaginifico intervento creativo con cui evidenziare l’esistenza dei siti individuati.

L’operazione è diventata anche una mostra che ha proposto i vari interventi elaborati dagli artisti/ architetti/ urbanisti/ creativi attraverso immagini, testi, materiale di progettazione e tutti quegli elementi ritenuti necessari per illustrare la natura e l’obiettivo degli interventi ipotizzati. Il tutto accompagnato da conferenze esplicative a scopo didattico e di informazione.

In termini di produzione culturale l’associazione ha anche pubblicato nel 2007 il volume Public art a Trieste e dintornie sviluppato una serie di temi a supporto teorico della propria progettualità urbana.