POESIEDITRANSITO
Dedalus di terza generazione

di Vincenzo Pezzella Nuova Meta - Numero 40



 

Sono Dedalus di terza generazione, seguo a J. Joyce e U. Eco. Questo secondo battesimo non l’ho cercato come non ho cercato il primo. Il viaggio di formazione si. Da questo ignoto sono posseduto come lo sono stati i miei due predecessori, salvando del mito la radice del cercatore che va verso la luce. Di questo recente passato ho riconosciuto a J. l’influenza che ha avuto su di me il suo giovane antieroe Stephan Dedalus nella condotta di un processo formativo attraverso l’opera del racconto della sua vita tra i gesuiti. L’archivio dei documentari di poesia e lo studioDedalus sono stati il mio omaggio allo scrittore irlandese. Ho ricavato da un autoritratto fotografico un disegno da ex libris divenuto logo dei miei libri d’artista e ora mia icona poetica e grafica. Le mie esperienze di documentarista hanno avuto tra i diversi padrini anche il dublinese in quanto pioniere del cinema nella sua città già dal novecento. Per U. Eco le ragioni sono più o meno quelle colte della sua biografia di studioso dei linguaggi e i loro incroci. E credo che l’intenzione di rendere omaggio, nei suoi anni di formazione, il padre dell’Ulysse sia evidente. Le sue prime comparse in cui si è dichiarato con il nome Dedalus risalgono al 1958.

Il titolo è “Filosofia in versi”. Il sottotitolo: “Le divertenti strofe di Dedalus illustrano con precisione i maggiori sistemi filosofici”. La pagina è corredata da quattro riproduzioni di altrettante vignette prese dal testo; edizione Taylor, Torino. È un giovane filosofo che scrive il testo mentre svolge il servizio militare e vuole conservare l’anonimato, a tratti ritenuto finanche quello di una donna. È sorprendente come la prima esperienza editoriale di Eco sia così simile alle edizioni di Alberto Casiraghi, non tanto per l’aspetto del manufatto quanto allo spirito ironico che vi è versato e la pari attenzione al contenuto storico del messaggio quanto alla scelta del modello di divulgazione. Segno che lo scrittore agli esordi avesse una umile, seppur sapiente, condotta verso l’esperienza della pubblicazione. Mostrando così, di far dialogare, fin dalle sue prime prove d’autore, la cultura classica con i nascenti segni della cultura di massa, quasi un’ anticipazione della ricerca che condurrà per tutta la vita e ne distinguerà la cifra di pensatore. Per cui, a parte la passione più volte manifestata per l’opera di Joyce, non è certamente un caso che Umberto Eco abbia scelto come suo pseudonimo d’esordio il nome di Dedalus, che è un giovane ostinato e caparbio. Ciò che più colpisce nel suo credo è l’affermazione della libertà di pensiero, uno dei temi centrali nell’agire intellettuale.

U. Eco non è un autore che ho seguito da vicino neanche nei suoi momenti di gloria letteraria ma come sempre nella vita creativa le strade sottorranee poi trovano un loro momento d’incrocio inaspettato.

E colgo, con questa dedica a una collana l’opportunità di ringraziarlo per la curiosità e i nuovi strumenti di analisi che ci ha trasmesso con la sua “aperta” opera.

La mia iscrizione a una genealogia di Dedalus sta nella condotta di quei cercatori, spinti sia dalla metafora del labirinto quanto quello del suo vincerlo con le ali della coscienza critica e della luce.