Elogio della bellezza
L’interpretazione di un artista visivo contemporaneo

di Maurizio Osti Nuova Meta - Numero 40



 

LA BELLEZZA É COME IL SIMBOLO

    UNISCE CIÒ CHE È DIVERSO

SUPERA LE OPPOSIZIONI 

     ELIMINA LE GERARCHIE 

APRE ALLO SPAZIO E AL TEMPO INFINITO

 È PER SUA NATURA

             MISTERIOSA, ENIGMATICA

     EROTICA, VOLUTTUOSA

 ATTRAVERSO DI ESSA SI MANIFESTA

                       L’ INCONTRO 

        DEL MICRO E DEL MACRO COSMO

         DEL MASCHILE COL FEMMINILE

DEL VISIBILE CON L’ INVISIBILE

      IL NEMICO CESSA DI ESSERLO 

LA VERITÀ E IL SUO DOPPIO

        TROVANO DIMORA NELLA GIUSTIZIA

L’ INCANTO DELL’UNITÀ

           NELLA MOLTEPLICITÀ

   É IL SUO SIGILLO

L’ EBBREZZA IL SUO PROFUMO

              IL SUO CORPO DI MATERIA

SI NUTRE DELL’ ORDINE E DEL CAOS

          DELLA VITA E DELLA MORTE

 DEL GIORNO E DELLA NOTTE

   LE SUE ARMI SONO

LA RETTA, LA CURVA, IL VOLUME 

                   IL SUO SCUDO È IL COLORE

  IL NUMERO È UN SUO ATTRIBUTO

CHI CELEBRA LA BELLEZZA

                  È SEGNATO PER SEMPRE

   DAL SUO MARCHIO INDELEBILE

Poiché la mia specificità è quella di un artista visivo, vorrei fare alcune riflessioni credo utili per contestualizzare la stesura del testo appena letto.

Ricordo a questo proposito una citazione di Monsignor Gianfranco Ravasi di Virginia Woolf. “La bellezza ha due tagli, uno di gioia, l’altro di angoscia e taglia in due il cuore”

Vorrei dire innanzitutto che la bellezza di cui io parlo non è la bellezza biologica o naturalistica. Un bel viso e un bel paesaggio sono oggettivamente belli, sono facili da riconoscere, sono inscritti ormai nel nostro dna, come la bellezza già storicizzata dalla Storia dell’Arte. Io parlo della bellezza degli artefatti prodotti dall’uomo. Della Bellezza come prodotto culturale che deve fare i conti con lo sviluppo incessante della storia e della contemporaneità, l’Arte, la Musica l’Architettura il Design, il Prodotto Tecnologico, la Ricerca Scientifica solo per citarne alcuni. Faccio un esempio, non è possibile capire la bellezza dell’architettura moderna se non si conosce l’arte del secolo che ci ha preceduto. Anche il concetto di natura è un prodotto culturale. La percezione della natura nel secolo XIX° è diverso da quello del nuovo millennio appena iniziato. La bellezza di cui io parlo è inscritta nella filosofia come espressione del pensiero umano si nutre di conoscenza e cultura ed è inscritta in una dimensione progettuale, ma nello stesso tempo mantiene un rapporto con l’enigma, con il mistero dell’origine. Parafrasando Massimo Recalcati potrei dire che la Bellezza tiene insieme il tempo e l’eterno, custodisce l’essenza dell’eterno nelle cose del mondo e ci sveglia dal sonno abitudinario della realtà.

Per dirla con un solo 'vocabolo' mantiene una relazione con la nozione di simbolo.

La conoscenza artistica per me è affine a quella poetica e scientifica, utilizza l’intuizione per accedere direttamente ad unaepifania o ideofania.

L’intuizione nella mia accezione è l’oltrepassamento immediato di una soglia che permette la vista di un orizzonte a noi prima interdetto. In un certo senso ha delle affinità con l’allucinazione e col sogno, ma si differenzia da queste per la capacità dell’artista di poterla formalizzare e farla diventare reale inserendola all’interno del linguaggio dell’arte. Come lo scienziato attraverso i linguaggi che gli sono propri, dimostra la sostenibilità e legittimità della sua scoperta.

Il testo dell’Elogio è per me una sorta di teorema nel suo significato greco ellenistico originario, che significava oggetto di contemplazione evocazione e di conoscenza assieme, che trae la sua ispirazione dal vissuto, dalle contraddizioni che la vita ci presenta e dai modelli culturali entro i quali ogni persona si riconosce ed opera in una apertura estrema direi ‘cosmica’ che rasenta l’utopia.

I miei ‘teoremi’ per lo più rappresentano delle coppie dialettiche antinomiche come trasparenza/opacità, mutabilità/immutabilità, maschile/femminile, tempo presente/tempo passato, secco/umido, diurno/notturno, identità singola/identità multipla, piano orizzontale/piano verticale, segno/simbolo, finito/infinito, naturale/culturale, naturale/artificiale, apollineo/dionisiaco, sacro/profano, biologico/tecnologico.

Nell’antica Grecia la concezione dell’Armonia era considerata la possibilità di tenere assieme elementi discordanti. Essere in grado di cogliere l’unità dalla contrapposizione di elementi contrari.

Intorno alla relazione segno/simbolo ho recuperato alcuni testi scritti diversi anni fa

Il segno è per sua natura

inscritto nella convenzionalità

della definizione e produzione

il simbolo

apre all’inquietudine

e smarrimento

dell’atto ermeneutico

il segno è assimilabile

alla polarità delfinito

il simbolo a quella di

infinito

una è di natura fisica,

l’altra metafisica.

Il segno è storico

il simbolo metastorico

l’uno è vincolato alla certezza

della gerarchia della langue

l’altro all’eros della

mutevolezza della paròl

Dov’è la Bellezza (e il Simbolo), lì teniamo gli occhi.

La Bellezza è l’atto contemplativo dell’Analisi

Bellezza. È come entrare nel giorno festivo dopo la fatica della creazione feriale.

Stralcio del testo letto al seminario La bellezzacome strumento di integ razione e il progetto Mus-ea cura della Fondazione Maccaferri.

Palazzo d’Accursio, Cappella Farnese.

Bologna 29 settembre 2018